Il mito di John Belushi
5 Marzo 2015VIGLIONE & HC ROMA
8 Aprile 2015Il 6 marzo 1946 a Cambridge nasceva David Gilmour, noto per essere il cantante e il chitarrista dei Pink Floyd.
La sua carriera da musicista iniziò a decollare proprio grazie alla band britannica come chitarra ritmica a sostegno dell’ormai devastato Syd Barret.
In realtà, vista la condizione pessima di Barret che si presentava sul palco con chitarre scordate o addirittura senza corde,
Gilmour era di fatto il vero e unico chitarrista solista da metà ’67, sostituendo il suo caro amico egregiamente anche se con uno stile molto differente.
Nel ’68 Gilmour divenne il nuovo cantante e chitarrista dei Pink Floyd e da lì partirono una serie di album che dovrebbero essere considerati sacri da ogni musicista.
Solo nominandone tre come Ummagumma(capolavoro della psichedelia e della ricerca di nuovi suoni),
Atom Heart Mother(un album dove le intense e progressive orchestrazioni del compositore Ron Geesin creano atmosfere del tutto nuove in confronto agli album precedenti)
e The Dark Side of the Moon(il concept album più straordinario mai prodotto in tutta la storia della musica), ci rendiamo conto della svolta impressionante che Gilmour diede alla sua carriera.
potremmo parlare per giorni di tutte le storie che girano sui Pink Floyd,
dalle pazze vicende con Syd Barret agli screzi con Roger Waters che portarono alla sua uscita dal gruppo nel ’86 ma non ne usciremo più vivi.
Di certo possiamo dire che dall’ 86 Gilmour cominciò a dirigere i Pink Floyd verso una strada che a me sinceramente non ha mai convinto.
L’enorme apporto che Waters dava alla band si manifestò palesemente con la sua mancanza nei due album successivi.
A Momentary Lapson of Reason e The Division Bell furono due lavori fatti bene ma che mancavano di inventiva e di novità, qualità su cui la band londinese aveva sempre puntato.
Purtroppo soprattutto con The Division Bell, i Pink Floyd non riuscirono a dare quell’impronta di novità alla musica che da sempre ispira innumerevoli band di ogni genere.
In effetti come dichiarò lo stesso Gilmour:” Ho avuto alcuni problemi con la direzione del gruppo nel nostro recente passato, prima che Roger se ne andasse.
Io pensavo che le canzoni fossero molto verbose e che, dato che il significato specifico di quelle parole era così importante,
la musica fosse diventata un mero mezzo per accompagnare le parole e non per ispirarle... Dark Side of the Moon e Wish You Were Here hanno avuto così tanto successo non solo per i
contributi di Roger, ma anche perché c’era un’armonia maggiore, tra la musica e le parole, di quanta ce ne sia stata negli album più recenti.
Questo è quello che sto cercando di fare con A Momentary Lapse of Reason; più concentrazione sulla musica, ripristinare l’armonia.”
Quindi praticamente Gilmour avrebbe voluto riportare la musica dei Pink Floyd ad uno stadio che secondo lui avevano già perso da tempo.
Peccato che a mio avviso non fu un gran successo.
A vincere tre dischi di platino fu “Echoes: The Best of Pink Floyd”(2000), una raccolta di 26 tracce rimasterizzate che ripercorreva i più bei momenti della enorme carriera della band.
Nel 2005 la prima vera reunion con Roger Waters al live 8 (e io che piangevo perchè fui costretto a vedermela in tv) a Londra,
portò a riallacciare l’amicizia e la collaborazione tra Gilmour e Waters
che negli anni è poi sfociata nel generare “The Endless River” un album pubblicato nel 2014 che parte da alcune sessioni di registrazioni fatte in passato,
rivisitate e implementate da “ammodernamenti” e nuove idee.
A me sinceramente è piaciuto molto soprattutto se lo si paragona alla musica che gira in questi anni.
Non è certo il loro capolavoro anche perchè la morte del loro storico tastierista Richard Wright ha complicato un po’ le cose,
infatti hanno usato delle sue vecchie registrazioni da poter inserire nel disco;
scelta molto scomoda e un pochino azzardata ma che in un certo senso pensandoci durante l’ascolto fa piacere anche una cosa non perfetta.
Beh vogliamo parlare di Gilmour solista?
Sicuramente va fortemente elogiato per il suo terzo e ultimo (almeno per ora) disco uscito nel 2006 “On a Island” al contrario di quanto alcune critiche lo abbiano distrutto.
Secondo me è un album dalle atmosfere soft ma che non ci fa mancare sensazioni forti come un brivido dietro la schiena o l’accapponamento della pelle in una notte fredda d’inverno.
Amo questo disco anche per le collaborazioni che troviamo come Jools Holland, David Crosby, Graham Nash e tanti altri.
Infine vorrei ricordare che da pochi giorni GIlmour ha annunciato due nuove date a settembre in Italia, il 14 e il 15 settembre all’ Arena di Verona e al Teatro Le Mulina a Firenze che
coincideranno con l’uscita del nuovo album prevista per il 12 settembre.
Spero vivamente che sarà ancora più bello di “On a Island” e nel frattempo ti rinnovo i miei auguri,
Tanti auguri Dave.
Paolo Procopio



