I 10 comandamenti del buon musicista
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Ligabue chiede troppo
21 Maggio 2015di Enrico Romagnoli –
Gli anni duemila sono gli anni della tecnologia, quella che entra nelle nostre case, anzi, invade le nostre case. Tra qualche tempo avremo anche i sentimenti digitali se continuiamo così. Comunque il preambolo serve per dire che anche la musica è stata investita da questa tecnologia, infatti se prima c’era il vinile, poi le audiocassette e i CD dopo, adesso siamo arrivati al digitale. Dati che sembrano non essere più materiali, cioè esclusivamente un qualcosa che passa attraverso la rete. I CD negli ultimi anni hanno avuto un forte calo, il mercato musicale online ha preso piede in maniera spaventosa. Che questa sia la fine della musica “vera”? Per vera ovviamente intendo quella che si può toccare: il CD. E’ vero il mondo cambia sempre, ma quanti di noi sono disponibili a cambiare? Si dice che l’uomo è l’animale più adattabile, ma certi cambiamenti non riesce a farli suoi, perché è radicato nelle proprie radici, con le cose con cui è cresciuto. A mio avviso non è ignoranza, ma semplicemente l’aver paura del nuovo, di qualcosa che non fa parte del panorama già osservato. Diciamo la verità, avere un CD per mano, con foto, testi, copertina e quant’altro fa tutto un altro effetto, mette in moto tutti i tuoi sensi. La musica in digitale sembra più fredda, opaca, come se l’artista non ci avesse lavorato più di tanto. Immaginate un ragazzo nato negli ’80, cresciuto con i primi CD, per lui il concetto di musica è quello e difficilmente lo cambierà, perché quelle canzoni, che hanno segnato la sua storia, le ha amate così.



